«Essere Chiesa significa
avere sguardo
e cuore creativi»

(Papa Francesco, 26 novembre 2020, X Festival della Dottrina Sociale)

Era il 2020, l’anno in cui tutto sembrava sospeso. In mezzo alla pandemia, al silenzio delle città vuote e al rumore delle paure collettive, Papa Francesco pronunciava queste parole durante il Festival della Dottrina Sociale. Il tema era profetico: “Memoria del futuro”. In quel momento, non andava tutto bene. E il richiamo a "come stavano le cose prima" diventava rifugio per molti.

Quando l’incertezza prende il sopravvento, ci viene naturale aggrapparci a ciò che conosciamo: al passato, al “si è sempre fatto così”. Ma la nostalgia, ci ricorda il Papa, può diventare una trappola. È un desiderio struggente di tornare a qualcosa che non esiste più, una comfort zone che ci blocca, ci irrigidisce, ci toglie creatività. Anche nella Chiesa.

Cosa succede, invece, quando torniamo alla memoria? Non per restare fermi nel passato, ma per ritrovare il senso profondo di chi siamo. Papa Francesco cita il pensatore russo Ivanov: “Solo ciò che Dio ricorda esiste davvero”.

La memoria di Dio non è nostalgia, ma radice viva. È il cuore che ricorda di essere amato e chiamato ad amare. È da lì che può nascere un desiderio che guarda avanti, che apre strade, che genera processi, anche se saranno altri a raccoglierne i frutti. Essere Chiesa oggi, ci dice il Papa, significa proprio questo: lasciarsi guidare da uno sguardo creativo, da un cuore che osa immaginare, senza farsi bloccare da quello che era, ma aprendosi a ciò che può essere. È un invito forte, anche spiritualmente esigente, a seminare bene oggi per un bene che forse non vedremo subito.

E proprio in quell’anno, nel tempo della distanza e del silenzio, nelle parrocchie di San Giovanni Lupatoto ha iniziato a farsi spazio un sogno. Un desiderio, fragile ma tenace, con radici profonde e voglia di dare frutto anche oltre i confini conosciuti. Ci siamo fermati ad ascoltarlo. Abbiamo iniziato a interrogarlo, a dargli un nome, a chiedere se venisse davvero dalla memoria di Dio. E così abbiamo cominciato a pregare su questo sogno.

2025. Abbiamo dato
un nome al sogno…

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Che cosa
è Kaleo?

Kaleo è DESIDERIO

Il DESIDERIO è un vuoto che ci parla: qualcosa manca e lo sentiamo dentro. È quel vuoto che ci spinge a cercare di più, a guardare oltre la routine, oltre il “tutto bene” di ogni giorno. È la memoria di qualcosa che forse non sappiamo nemmeno nominare, ma che ci chiama. È la voglia di una vita piena, che non si limiti alla soddisfazione immediata, ma tocchi il senso, la verità, il Cielo.

Dante nella Divina Commedia ha raccontato proprio questo: il desiderio come forza che muove il cammino, che solleva lo sguardo e rimette in moto il cuore. Perché in fondo, ciò che cerchiamo davvero non è solo felicità, ma una pienezza che abbia radici profonde. E quella pienezza ha un nome, dobbiamo solo chiederglielo.

Kaleo è SOGNO

Dal desiderio nasce il sogno. Non è solo un’illusione o una fantasia da rincorrere, ma una visione concreta di ciò che vorremmo costruire nella nostra vita. Il sogno ci orienta, ci motiva, ci dà direzione. È come un albero con le radici nel Cielo e i frutti sulla Terra, un ponte tra ciò che ci abita profondamente dentro e ciò che possiamo rendere reale.

Il sogno è l’immagine viva della nostra vocazione: ci accompagna passo dopo passo, ci richiama a chi siamo davvero e a ciò per cui siamo fatti. E quando ci crediamo davvero, quel sogno può trasformarsi in strada, in scelta, in vita piena.

Kaleo è CHIAMATA

Dal desiderio e dal sogno nasce una chiamata. Non è un’eco lontana, ma una voce che ci raggiunge nel concreto della nostra vita, che ci chiama per nome e ci invita a metterci in cammino. Il verbo greco kaleo significa proprio questo: chiamare. È la parola che Gesù usa con forza e tenerezza, quando guarda, sceglie, interpella. Una chiamata personale, che non si impone ma propone, che apre la strada verso una vita piena e vera.

Kaleo è anche il nome di una comunità, perché nessuno risponde da solo. Nella parola Chiesa c’è già tutto: viene dal greco ekklesia, che significa “chiamati insieme”. Siamo persone diverse, con storie uniche, ma chiamate a camminare insieme, sostenute dalla grazia di Dio.

La chiamata non è solo un invito a fare qualcosa. È l’inizio di una relazione dove la nostra vocazione prende forma: nell’incontro tra la voce di Dio e il volto degli altri.

Kaleo è anche il nome di una comunità, perché nessuno risponde da solo. Nella parola Chiesa c’è già tutto: viene dal greco ekklesia, che significa “chiamati insieme”. Siamo persone diverse, con storie uniche, ma chiamate a camminare insieme, sostenute dalla grazia di Dio.

La chiamata non è solo un invito a fare qualcosa. È l’inizio di una relazione dove la nostra vocazione prende forma: nell’incontro tra la voce di Dio e il volto degli altri.

Qual’è la missione
di Kaleo?

Qual’è la missione
di Kaleo?

La missione di KALEO parte da una certezza semplice ma rivoluzionaria: Gesù è vivo. In un tempo di cambiamento, anche nella Chiesa, Gesù continua a chiamarci a una vita piena, concreta, vissuta qui e ora, con il cuore rivolto al Cielo e i piedi ben piantati nella realtà. Questa missione prende forma in tre direzioni fondamentali:

1. Gesù vivo al centro

Il DESIDERIO è un vuoto che ci parla: qualcosa manca e lo sentiamo dentro. È quel vuoto che ci spinge a cercare di più, a guardare oltre la routine, oltre il “tutto bene” di ogni giorno. È la memoria di qualcosa che forse non sappiamo nemmeno nominare, ma che ci chiama. È la voglia di una vita piena, che non si limiti alla soddisfazione immediata, ma tocchi il senso, la verità, il Cielo.

2. Accompagnare
con gradualità

KALEO è una comunità che accoglie le persone così come sono, senza forzare i tempi, ma camminando insieme con pazienza, rispetto e cura. Come una madre che accompagna, custodisce e incoraggia, KALEO crede nella forza di ogni percorso, anche quando è lento, anche quando è incerto.

3. Bellezza
che attrae

La bellezza, quando è autentica, parla al cuore. KALEO vive con gioia, passione e gusto per ciò che è bello: relazioni vere, incontri profondi, momenti condivisi che raccontano la presenza di Dio nella vita quotidiana. È una bellezza che non è solo estetica, ma spirituale: che invita, attira, genera vita nuova.

In tutto questo, KALEO non è un punto di arrivo, ma un viaggio. Un viaggio che nasce dal desiderio, prende forma nel sogno, si concretizza nella chiamata. È un cammino verso una Chiesa viva, che cambia perché vuole rispondere davvero al bisogno d’amore, di verità e di speranza che oggi più che mai il mondo ci grida.